Spiralis Mirabilis Magazine - Arti marziali e cultura tradizionale cinese
 

Flavio Daniele

Il corpo al centro

Francesco Russo - Spiralis Mirabilis Magazine - Arti marziali e cultura tradizionale cinese Francesco Russo - Direttore Spiralis Mirabilis, studioso, praticante e insegnante di arti marziali tradizionali cinesi
Pagina pubblicata in data 11 maggio 2026
Aggiornata il 12 maggio 2026

Flavio Daniele - Spiralis Mirabilis Magazine - Arti marziali e cultura tradizionale cinese

Nel corso degli anni sul maestro Flavio Daniele è stato scritto molto, praticamente di tutto. Non solo, il maestro non si è certo risparmiato negli anni nell’attività di scrittore, arrivando a pubblicare otto libri e decine di articoli.

Per questi motivi la stesura di un articolo dedicata al Maestro ha richiesto un grande lavoro di sintesi.

Per quelle poche persone che ancora non conoscono la sua figura, volendola riassumere in poche parole, si può considerare il maestro Flavio Daniele come uno dei punti di riferimento del mondo delle arti marziali cinesi in Italia e memoria vivente di queste ultime. Un decano, come lui si definisce, delle arti marziali italiane.

Del resto, fa parte di quella generazione che ha visto arrivare (letteralmente) con i propri occhi in Italia le arti marziali giapponesi prima e quelle cinesi dopo.

Ho incontrato per la prima volta il Maestro in occasione del Simposio organizzato dal maestro Andrea Brighi nell’ottobre del 2022. Fino a quel momento di lui avevo sentito parlare e avevo letto molto. Fu un incontro breve ma davvero piacevole. Le prime parole che mi rivolse furono "Maestro chi? Solo Flavio...".

Lo scorso novembre (2024) ho avuto modo di confrontarmi a lungo con lui in una lunga chiacchierata al telefono. Un’occasione di confronto che per me è diventata un grande stimolo di crescita.

L’intervista con il maestro è iniziato con alcune riflessioni sul suo penultimo libro "La quarta via del Tao – La via del cuore", pubblicato nel 2016.
Il suo ultimo lavoro è TaoScienza. Il potere del cuore e il codice della vita. un'interessante riflessione sulle connessioni tra il cuore e la mente scritta assieme al dott. Carlo Ventura.

Ne La quarta via del Tao si propone di collegare le moderne scoperte della biologia, della fisica e delle neuroscienze con i principi delle pratiche marziali orientali e della filosofia daoista.

Credo che sia stato questo che mi ha messo immediatamente sulla stessa lunghezza d’onda di Flavio. In qualche modo, infatti, il suo lavoro è vicino a quello che ho sviluppato nel mio libro "Una tamerice in attesa della sua primavera" o al ben più noto lavoro pubblicato nel volume "Il tao della fisica" di Fritjof Capra.

Il maestro Daniele ha definito questo suo libro come la somma dei suoi libri precedenti. Le sue pubblicazioni, infatti, sono figlie di un percorso. Il suo percorso di crescita e di studio di artista marziale.

Nel suo primo libro "Le tre vie del Tao", pubblicato nel 1997, si è concentrato proprio sul tema ripreso e in qualche modo “completato” ne “La quarta via del Tao – La via del cuore”.

Tema a cui si è avvicinato durante gli anni dell’università a Bologna, quando studiava per diventare un ingegnere informatico.

In questo libro presenta come un unico filo unisca le varie "Vie" della conoscenza. Per lui, infatti, le arti marziali e le tecniche di meditazione hanno una rilevante base comune che rimanda a una non sostanziale differenza tra un approccio esclusivamente mentale e uno prevalentemente fisico.

Il volume è strutturato in tre parti: la prima esamina il movimento nelle sue componenti fisiche, energetiche e mentali, mettendo in risalto come spesso la scienza e la saggezza antica dicano la stessa cosa, con due linguaggi differenti (l’una usa un linguaggio logico-razionale, l’altra quello simbolico-analogico). La seconda parte evidenzia il sottile legame tra la materia e l’energia da un lato, tra l’energia e la mente dall’altro. La terza e ultima parte descrive come lavorando sul nostro vissuto interiore possiamo elevare il nostro livello di chiarezza e consapevolezza.

L’approccio all’insegnamento del maestro Flavio Daniele riflette tutta la sua visione delle arti marziali e della vita.

"Io insegno quello che io sono, non quello che io so" mi spiega. Per lui, infatti, l’insegnamento deve essere "validato" dall’esempio, dalla pratica, dall’aver sperimentato sul proprio corpo ciò che si insegna.

Flavio si considera un maestro "al di sopra delle parti". Lui è interessato alla persona che pratica, all’artista marziale. Non è interessato allo stile di arte marziale o al lignaggio a cui si "appartiene".

Il motivo è che ogni persona cresce, evolve e si deve tenere presente sempre il possibile pericolo di rimanere "fossilizzati" all’interno di schemi che impediscono proprio di evolvere. Il Maestro mi spiega come spesso non si coglie che ogni linguaggio è incompleto.

Focalizzarsi su uno solo è come cercare di ascoltare un violino all’interno di un’orchestra, non si riesce a coglierlo e allo stesso tempo si perde tutto il resto.

Per questo i suoi libri non parlano di uno specifico stile, dello stile chén, dello yáng o del . Parlano dei principi del movimento che sono alla base non solo dell’arte marziale del 太極拳 tàijí quán, ma sono alla base dei principi della biomeccanica.

La strada maestra, secondo la sua visione del Taiji Quan, la si può trovare solo con il 內功 nèigōng (inteso non solo sul piano fisico ma come coltivazione interiore della persona). Strada maestra che non è possibile trovare solo con la pratica delle forme, delle 套路 tàolù.

Questa è la stessa visione e filosofia che mi ha portato a creare e a investire tempo ed energie nella creazione dell’evento “Archetipo” (arrivato quest’anno alla sua seconda edizione).

Uno dei momenti focali del nostro confronto è stato quando ci siamo soffermati a parlare del ruolo del cuore.

Il cuore è al centro, è là dove risiede lo spirito. Qualcosa che ognuno di noi sente e percepisce. Una realtà che è anche scientifica, come dimostra il lavoro di un suo caro amico, il professor Carlo Ventura, Medico, PhD, Specialista in Cardiologia e Professore Ordinario di Biologia Molecolare presso la Scuola di Medicina dell’Università di Bologna, Direttore del National Laboratory of Molecular Biology and Stem Cell Engineering del National Institute of Biostructures and Biosystems (NIBB) – Eldor Lab, di Bologna. Editor-in-Chief del World Journal of Stem Cells e membro dell’Editorial Board dell’International Journal of Molecular Sciences.

Per il professor Ventura il cuore non è solo un organo fisico ma rappresenta un centro fondamentale di energia e vibrazione per il corpo umano, con un ruolo profondo anche dal punto di vista dello spirito. Ventura ha evidenziato che ogni cellula, inclusa quella cardiaca, produce vibrazioni meccaniche che possono essere considerate come una forma di energia fisica. Queste vibrazioni, spesso non udibili all’orecchio umano, hanno un codice armonico che può essere utilizzato per riprogrammare le cellule, favorendo processi di autoriparazione e rigenerazione.

In particolare, il cuore emette una sorta di “musica cellulare” che riflette la sua attività pulsante e che può influenzare altre cellule, come dimostrato nei suoi esperimenti in cui suoni registrati durante la trasformazione di cellule cardiache sono stati in grado di indurre cellule adipose a trasformarsi in cellule cardiache. Questo suggerisce che il cuore, attraverso le sue vibrazioni, agisce come un centro di sincronizzazione e armonia biologica, favorendo coerenza e equilibrio nel corpo.

Dal punto di vista spirituale ed energetico, il cuore è visto come un centro di ascolto e percezione che va oltre la funzione meccanica, rappresentando un legame profondo con l’armonia dell’organismo e con l’ambiente circostante. Questa visione integra scienza e umanesimo, proponendo che la salute e il benessere derivino anche dalla capacità di sintonizzarsi con queste vibrazioni e da un equilibrio energetico che coinvolge mente, corpo e spirito.

Tesi raccontata nel libro "TaoScienza. Il potere del cuore e il codice della vita" scritto a quattro mai proprio con il professor Carlo Ventura.

L’arte marziale del Taiji Quan, praticata e vissuta secondo questa visione permette di rallentare il decadimento fisico. Il vero nemico che l’arte marziale ci insegna ad affrontare è il tempo che passa. Marzialità e longevità sono concetti che devono convivere assieme. Se per essere “marziale” mi faccio male, provoco danni al fisico, allora non solo non ha senso, ma si fraintende che cosa sono le arti marziali.

Lui ne è la prova. Quattro discopatie, un ernia lombo sacrale. Grazie alla struttura che ha coltivanto con il lavoro interno ha potuto affrontarle e conviverci e continuare a praticare e a insegnare.

Spesso, negli ambienti marziali, si parla delle conseguenze fisiche che la prima generazione di karateki oggi manifestano. Il problema non è il Karate, ma è il metodo di insegnamento che presenta dei limiti o degli errori.

La sua ricerca ha messo al centro il corpo, come strumento per sviluppare la mente e lo spirito. Secondo Flavio ogni parte del corpo va portata alla sua massima espressione per poi essere armonizzata con tutte le altre parti del corpo in una perfetta coordinazione. Questo tipo di lavoro non lo si può sviluppare solo con lo studio della forma.

Si deve, infatti, comprendere che la comprensione del Taiji Quan sta nel capire cosa è veramente la centratura. Il centro non è un punto o un asse unico, ma è costituito da una serie di sottoinsiemi che devono essere coordinati fra loro.

Questo approccio allo studio del movimento permette di compiere un vero e proprio salto di paradigma. Focalizzando il centro in un unico punto si perde di vista l’importanza del corpo, in particolar modo si perde di vista come il corpo vada visto come come un sistema di parti che si devono muovere in armonia.

Questo studio, questa visione del movimento, è il vero lavoro interno.

Ad esempio, quando si studia e si pratica il 纏絲勁 chánsī jìn è fondamentale capire che il movimento totale è dato dalla somma delle parti. Dal movimento del braccio, del gomito e dell’avambraccio che vanno armonizzati fra loro e con il resto del corpo.

La biomeccanica ci insegna che tutto il movimento del corpo nasce dalla spina dorsale. La gran parte delle persone che praticano invece cerca la “forza” dalle braccia e dalle gambe, non capendo che l’mpulso primario nasce dall’asse centrale. In altre parole: la colonna vertebrale deve essere viva.

Sottolinea con queste parole l’importanza di creare le connessioni interne al corpo, il braccio è connesso alla spalla, la quale è connessa al rachide che è connesso al bacino.

La morale? È solo studiando l’anatomia del corpo umano, il funzionamento dei muscoli e del tessuto connettivo che unisce tutti i muscoli e avvolge tutto il corpo come una sorta di "maglia", che possiamo sviluppare il lavoro interno.

Il corpo deve essere al centro della pratica. Per questo motivo ho scelto di dedicarmi allo studio della ginnastica funzionale e di diventare un istruttore qualificato di ginnastica posturale. Uno studio che mi ha permesso di trovare continui riscontri in ciò che ho appresso e continuo a studiare attraverso la pratica del Taiji Quan.

I concetti espressi dal maestro Daniele sono di fatto gli stessi che ritroviamo, ad esempio, in uno dei testi classici del Taiji Quan, come il 太極拳論 tàijí quán lùn di 王宗岳 wáng zōngyuè, in cui è scritto:

命意源頭在腰隙。
mìngyì yuántóu zài yāo xì
La sorgente dell’intenzione e della forza risiede nella fessura della vita (zona lombare).

氣遍身軀不稍癡。
qì biàn shēnqū bù shāo chī
Il Qi deve pervadere tutto il corpo senza alcuna confusione.

刻刻留心在腰間。
kè kè liúxīn zài yāo jiān
Ogni momento devi mantenere l’attenzione nella zona lombare.

Per capire e studiare il movimento Flavio consiglia di compiere dei "test", ogni movimento va testato e provato.

Insegnamento portato avanti non come verità indiscussa, ma come esperienza vissuta nella pratica giornaliera e nel confronto diretto, franco e leale, in una messa in discussione reciproca, non tra praticanti, ma tra ciò che funziona e ciò che non funziona, tra ciò che fatto bene e fa bene e ciò che è fatto male e fa male.

Per lui è questo "il segreto": non mettere mai in discussione né il praticante, né l’arte marziale, ma semmai il modo di praticarla basato più sull’atletismo e sull’uso esasperato della forza fisica, che non sulla ricerca di un’efficacia che duri nel tempo e sia rispettosa dell’anatomia e fisiologia del corpo.

Lo scopo principale di un vero insegnamento è di far funzionare quello che si sa già fare indipendentemente da come lo si chiami, non inculcare altri “modi di fare”, è un errore molto comune di cercare la soluzione nel posto e nel modo sbagliato: anche se si cambia arte marziale, ma non il modo di usare il corpo si rifaranno gli stessi errori.

I suoi libri hanno di fatto il ruolo di divulgare questa sua visione dell’arte del corpo e del suo movimento. In cui mente, energia e spirito sono aspetti differenti del Dao. Questa sua opera di divulgazione ha contribuito ad avvicinare molte persone alla pratica del Taiji Quan.

Dopo essersi concentrato sul movimento del corpo, il suo passo successivo è stato quello di concentrarsi specificatamente sull’arte marziale del Taiji Quan con la pubblicazione di due libri ad essa dedicati (terzo e quarto libro).

La sua attività divulgativa è nata dall’impegno a tirare fuori il Taiji Quan dal "pantano della New Age". Attività che inizia nel 1997 con la pubblicazione del suo primo libro.

Oggi le cose vanno meglio rispetto a cinquant’anni fa quando si è avvicinato al mondo delle arti marziali. Allora oltre la siepe c’era il buio più assoluto.

Nato il 16 novembre 1948, la sua esperienza nel mondo delle arti marziali ebbe inizio nel 1967, quando iniziò a praticare Karate e Judo o come allora era chiamato: "lotta giapponese". Discipline che erano arrivate in Italia da appena due anni (1965). Raggiungerà il 3° dan nello stile Shotokan sotto la guida del maestro Hiroshi Shirai.
Mentre nel 1972 ha iniziato l’esperienza dell’insegnamento che continua tuttora.

Quegli anni furono davvero particolari e unici, il Karate e lo Judo non erano influenzati da niente di "esterno". I film di Bruce Lee, che porteranno alla ribalta le arti marziali (in particolar modo quelle cinesi), arrivano con i primi anni Settanta.

Nel 1988 conclude l’esperienza delle arti marziali giapponesi per dedicarsi totalmente allo studio dello 少林拳 shàolín quán e del Taiji Quan, arti marziali a cui si avviciò alla fine degli anni Settanta.

Il 1995 è un anno importante. Fonda la "Nei Dan School" di cui è ancora oggi la guida.

Della scelta che lo portò ad aprire la sua scuola scrive: "avevo nel cuore un progetto segreto: creare una scuola aperta dove si potesse praticare non un’arte marziale, ma l’Arte Marziale; dove prima che praticanti di karate, di judo, di kung fu o di Taiji si fosse artisti marziali; dove si potesse praticare nella piena coscienza che è l’arte al servizio del praticante non il contrario, che non bisogna forzare il proprio corpo dentro gli schemi tecnici di questa o quella disciplina, se inadatti ai principi del movimento naturale, ma che bisogna fare in modo di riscoprire, con gli opportuni allenamenti, le enormi potenzialità che ha al suo interno".

Sempre nel 1995 conosce il maestro 徐國明 xú guómíng. Nato a 上海 shànghǎi, ha cominciato la pratica delle arti marziali nel 1969. Artista marziale che si è dedicato durante il suo percorso di studio a diversi sistemi di arti marziali come lo 心意六合 xínyì liùhé

Si avviciò al Taiji Quan della fagmiglia Chen nel 1977 attravero un allievo del maestro 陳照奎 chén zhàokuí, figlio del famoso 陳發科 chén fākē.

Il suo insegnamento, la sua ricerca, continuano oggi anche attraverso la sua scuola, gli insegnanti e i maestri che nel corso degli anni ha formato.

Metti in pratica la vera conoscenza
實踐真知
shíjiàn zhēnzhī

Francesco Russo

NOTE SULLA TRASCRIZIONE FONETICA
Le parole in lingua cinese quando appaiono per la prima volta sono riportate in cinese tradizionale con la traslitterazione fonetica. A partire dalla seconda volta, la parola è riportata con il solo pinyin senza indicazioni degli accenti per favorire una maggiore fluidità della lettura dei testi.

BREVE PROFILO DELL'AUTORE
Francesco Russo, consulente di marketing, è specializzato in consulenze in materia di "economia della distrazione".

Nato e cresciuto a Venezia oggi vive in Riviera del Brenta. Ha praticato per molti anni kick boxing raggiungendo il grado di "cintura blu". Dopo delle brevi esperienze nel mondo del karate e del gong fu, ha iniziato a praticare Taiji Quan (太極拳tàijí quán).

Dopo alcuni anni di studio dello stile Yang (楊式yáng shì) ha scelto di studiare lo stile Chen (陳式chén shì).

Oggi studia, pratica e insegna il Taiji Quan stile Chen (陳式太極拳Chén shì tàijí quán), il Qi Gong (氣功Qì gōng) e il DaoYin (導引dǎoyǐn) nella propria scuola di arti marziali tradizionali cinesi Drago Azzurro.

Per comprendere meglio l'arte marziale del Taiji Quan (太極拳tàijí quán) si è dedicato allo studio della lingua cinese (mandarino tradizionale) e dell'arte della calligrafia.

Nel 2021 decide di dare vita alla rivista Spiralis Mirabilis, una rivista dedicata al Taiji Quan (太極拳tàijí quán), al Qi Gong (氣功Qì gōng) e alle arti marziali cinesi in generale, che fosse totalmente indipendente da qualsiasi scuola di arti marziali, con lo scopo di dare vita ad uno strumento di divulgazione della cultura delle arti marziali cinesi.

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